Ladynviolet
Allegro ma non troppo
Allegro ma non troppo
29 ott
Intorno a me molti e confusi schiamazzi.
Tutti parlano, pochi mettono sul tavolo soluzioni.
La creatività è stata temporaneamente obnubilata dall’emergenza.
Quest’emergenza io la vedo, con gli occhi sgranati, anzi si può dire che non vedo quasi nient’altro, di questi tempi. La disperazione la vedono anche gli altri, non tutti però, la maggior parte fa solo beatamente finta di non vedere.
E’un potere silenzioso, indefesso e maledetto quello che vuol privarci della possibilità di pensare al nostro futuro nella scuola e nell’Università.
Per quanto mi riguarda poche cose so, ma tra quelle che so ce n’è una per me è così intuitiva che vederla negata provoca in me un conato di fastidio, che trascende assai facilmente in rabbia, e anzi mi fa proprio incazzare.
E’ così, purtroppo, sono incazzata.
Ho sognato un sistema che premia coloro i quali si son rotti il culo sui libri, e da quei libri hanno avuta cambiata la vita, e siccome sono bravi, ma veramente bravi, meritano di poterla cambiare anche a qualcun altro.
Ho sognato giovani che investono con gli occhi chiusi i migliori anni della loro effimera esistenza perchè sono letteralmente “accesi” dalla voglia di fare, di sperimentare, di leggere, di pensare e soprattutto di essere.
Potrebbero fare altro, certo.
Potrebbero andare in fabbrica o costruire muri a secco, vendere gamberi o guidare l’autobus, spacciare anfetamine o chiedere l’elemosina.
Perchè non lo fanno? Lo chiedo a voi: perchè cazzo non lo fanno?
Il loro pane è la curiosità. La molla che li spinge è il bisogno di sapere, tutto, tutto ciò che li circonda, interessarsi ad ogni fatto, ad ogni pensiero, vivere imbevuti nella cultura. Tutta la cultura, perchè non c’è una cultura utile e una inutile, facoltà di cui bisogna promuovere l’esistenza e altre di cui “non si sente il bisogno” – quando uno arriva a fare di questi discorsi, per me ha già smarrito la bussola.
A cosa serve la cultura? E’ di questo che stiamo parlando, no?
Parliamo in termini di mero utile, che è poi la palestra di pensiero in cui ci vogliono spingere ad allenarci, questi sciacalli che ci governano.
In termini di utile la ricerca non serve a nulla, e badate bene, non serve nè la pagina di filosofia teoretica nè quella di fisica pura.
Eppure la ricerca è un diritto sacrosanto di ogni disciplina, di andare avanti, sondare universi possibili di pensiero e di azione, di andare a vedere “questa cosa dove mi porta”…
La cultura oggi, soprattutto oggi, è sacrificio.
Questa la teoria.
Ora la pratica. In Italia l’Università e la ricerca sono state a lungo abbandonate a sè stesse. Professori liberi in tutto e per tutto di fare ciò che vogliono, mai controllati, mai messi in discussione nel loro operato, mai che sentano il bisogno di aggiornarsi, o in molti casi che vengano ad offrire due parole (dette anche male) agli studenti a lezione, è già tanto. I nostri giovani che li seguono come ombre, senza dignità hanno venduto il loro tempo, prostituito i loro interessi, fatto “portaborsato” per anni ed anni, nella promessa di avere un posto che sia uno, di sistemarsi un poco dovunque. Molti strada facendo hanno smarrito quella luce che avevano negli occhi all’inizio, quando ancora la realtà non aveva suonato per loro la campana della disillusione. Lentamente si metamorfosano in qualcos’altro, diventano come quei mostri senza amore nè passione che hanno sempre criticato.
Sembrano una vecchia foto di loro stessi, tutta piegata scolorita.
L’impatto con la realtà è sempre duro.
Alcuni però non hanno perduto l’entusiasmo; si alzano ancora la mattina col pensiero che la realtà fa schifo, ma che abbiamo anche il dovere di essere coerenti con i nostri interessi, di non essere totalmente asserviti, totalmente morti. Continuano a lavorare con passione, in mezzo a mille difficoltà, a far girare il cervello e a farlo girare agli altri. Tutto questo gratis, e con la continua minaccia di un calcio in culo che potrebbe ricacciarli da dove sono venuti, facendo la vita da limbico “nè dentro nè fuori”.
Domani scendo in piazza per TUTTE queste persone. Sono queste persone la ricerca, sono fondamentali.
In un paese democratico l’istruzione è una prestazione che il sistema deve fornire per forza e al meglio ai suoi cittadini.
L’Italia non è un paese democratico.
Il diritto di tutti a non rimanere nell’ignoranza, quello non ce lo devono togliere.
E invece ce lo tolgono. Proprio perchè sanno che potere ha la scuola su una persona, che occasione essa costituisca nella vita di ognuno.
Se avessi dovuto iscrivermi, usando la macchina del tempo, tra 5 anni, all’Università, non ho vergogna di dire che per la mia famiglia la mia istruzione sarebbe stata un lusso troppo costoso, e dunque non necessario. Sarei rimasta con il diploma e nonostante i miei interessi lo Stato non avrebbe potuto fare nulla per me, perchè alla Fondazione Università di Catania le tasse sono proibitive, e la Fondazione è un ente privato che decide da sè come quando e quanti fondi reperire.
Non è questo il futuro che voglio.
Nel presente ci sono tanti problemi, ma ripeto, non è questo il futuro che voglio.
Cominciamo da qui.
18 ott
Pensai di morire, sentii dappresso il freddo,
e di quanto io vissi solo te lasciavo:
la tua bocca era il mio giorno e la mia notte terrestri
e la tua pelle repubblica fondata dai miei baci.
In quell’istante finirono i libri,
l’amicizia, i tesori accumulati senza tregua,
la casa trasparente che tu e io costruimmo:
tutto cessò d’esistere meno i tuoi occhi.
Perché l’amore, mentre la vita c’incalza,
è semplicemente un’onda alta sulle onde,
ma ahi quando la morte viene a bussare alla porta
solo c’è il tuo sguardo per tanto vuoto,
solo la tua carità per non continuare ad esistere,
solo il tuo amore per chiudere l’ombra.
(Pablo Neruda)
30 set
Passione e incertezza sono le cose che dominano la mia esistenza.
21 set
Eccomi qua. Anche io travolta dall’insolito destino dei blog.
Nessuno ci credeva, eh?!
Vedremo un pò cosa succederà… in realtà lo faccio per me.
Le presentazioni sono superflue, suppliremo strada facendo.
Cosa è ladynviolet?
Intermittenza tra l’istinto razionale luisano e l’oscurità ophelioide che non cerca risposte, che spesso rinuncia persino alle domande.
A presto, a quando ne avrò voglia.