Allegro ma non troppo
Salotto
La favola del sito cambiato
21 dic
C’era una volta una bambina che si sentiva triste perché il suo blog era brutto, ma così brutto che col tempo le era passata la voglia di scriverci. Pensò così di ritirarsi in meditazione per migliorare quel sito e vedere di farlo diventare più ‘suo’. Un bel mattino d’inverno, mentre camminava in una strada di campagna, incontrò un gatto selvatico…
In principio sembrava un po’ scontroso e di poche parole, ma che piano piano si dimostrò un’ottima compagnia. La bambina pensava sempre a quel suo desiderio irrealizzato, voleva tanto un sito fatto per bene, ma lei non riusciva a capire proprio come fare.Il gatto selvatico, ascoltata la bambina disse: «Ti aiuto io».
I due si misero in cammino per realizzare l’agognato progetto. Ma la strada era lunga e irta di ostacoli, perché la bambina non aveva mai fatto niente del genere (però, le tradizioni più antiche che tramandano questa favola dicono anche che lei avesse tanta voglia di imparare).
Camminando camminando il gatto portò allora la bambina nella Mitica Terra di WordPress
Dì lì passarono durante la bufera di neve al Vallo dei Mille Temi, sconfissero di notte i perfidi mostri di Pagina e Categoria, che avvinghiavano la bambina con i loro poteri rendendola immobile. Superarono gli ostacoli che il lupo mannaro Widget metteva sul loro cammino, e alla fine anche la bestia si volatilizzò.
Quando il cielo si fece sereno la bambina, divenuta più sicura e impertinente, voleva sempre cambiare Tutto, capovolgere le case e gli alberi secolari, far diventare il cielo di mille colori, ma soprattutto, viola. Se avesse potuto avrebbe anche fatto volare gli asini!
Il gatto selvatico sempre l’accontentava con grande pazienza e un poco alla volta la bambina costruì la sua casa dei sogni, la sua casa dei pensieri. Finalmente aveva il suo nuovo sito! Dentro quella casa, di cui il gatto selvatico era il custode, insieme agli amici più cari la bambina visse per sempre felice e contenta…
Candidi impuniti
24 feb
Alla fine del primo anno della guerra del Peloponneso Pericle disse, commemorando i caduti in un famoso discorso agli Ateniesi, che «La gioventù perita in guerra era scomparsa come se qualcuno avesse privato l’anno della primavera» (Arist., Rhet. III, 10, 1411a).
Da molto tempo, nei corridoi della mia Facoltà la tonalità emotiva prevalente sembra essere la medesima del passo aristotelico. Mi riferisco alla incapacità nostra – di studenti, di giovani – di leggere chiaramente e criticamente determinati eventi, affondare le radici della riflessione quotidiana nei meandri della realtà e, segnatamente, condividere a viso aperto lo sconcerto e lo sconforto con coloro che costituiscono i nostri interlocutori preferenziali.
Combattiamo pericolosamente contro l’infrangimento – verso il basso – della soglia segnata dal legittimo sdegno nei confronti di ciò che si manifesta come oggettivamente turpe, sconveniente, immorale.
Ogni evento concorre alla smitizzazione delle figure, dei ruoli. A volte ci lasciamo andare alla fiumana che tutto porta via nell’indistinto.
E’ così che l’ingiustizia e il non regolare sono assurti a diritto. Il nuovo diritto si perpetra a discapito di ogni cosa, e anzi viene esibito come trofeo, a corredo della propria immagine; la corrispondenza dei fatti con la limpida percezione sociale di essa non interessa più a nessuno.
Ritengo si celi qui il rischio più profondo, quello di credere che tutto sia permesso, che tutto sia normale, non particolarmente degno di alcuna nota, nemmeno a piè di pagina. Sulla base di questa indefessa e silente rinuncia, passa perfino inosservato un docente universitario che pubblica sulla propria pagina di Facebook contenuti vergognosi e volgari, e lo fa con divertita disinvoltura.
Col silenzio offriamo il fianco a chi, con i propri comportamenti e costumi da candido impunito, viola le regole della decenza, dell’essere buoni cittadini, della cultura, della propria stessa professionalità. Dove risiede il nostro interesse in questa faccenda? Perché scomodarsi a dirlo? E’ pensiero comune, come negarlo.
L’unica risposta che so darmi è che noi siamo le parole che diciamo, le cose che pensiamo. Se è vero che «le parole pronunciate sono simboli di affezioni dell’animo e le parole scritte sono simboli delle parole pronunciate» (Arist., De Interpr. 16a, 4), chiunque pensi e scriva in quel modo non è degno d’insegnare niente a nessuno, rabbrividisco per il ruolo che ricopre e mi sento tradita.
Mi torna in mente che Aristotele, giustamente, accostava insieme l’imparare e l’ammirare, come due facce di un sola medaglia. In un’epoca triste, tristi maestri toccano in sorte. Ma la mestizia e l’omertà non ci portino ad essere ciechi, o senza rendercene conto avremo perso anche la nostra di dignità.
Là dove si propongono i massimi
premi per la virtú, ivi anche fioriscono
i cittadini migliori.
(Tucidide, Storie, II, 46)
Morte dal cielo, morte dalla terra
3 gen
Caro diario,
un nuovo anno è cominciato anche nella mia Lentini.
E’ forse un motivo per sperare che qui cambi qualcosa? A ragion veduta, nessun essere dotato di un cervello mediamente sviluppato potrebbe sperare mai in una eventualità tanto remota.
Perchè mi esprimo con questi termini, miei lettori?
Ebbene, ho dalla mia la forza dei fatti, la consapevolezza di rendermene conto, la determinazione per non abituarmi alla cecità, a considerare certe cose come normali.
Perchè nessuno come chi vive a Lentini, e lo fa sapendo, può sapere cosa vuol dire alzarsi ogni giorno ed avere la certezza matematica che anche oggi arriverà la notizia che qualcuno è morto di leucemia, o di tumore.
Oramai qui non ci facciamo manco più caso; certe morti non fanno notizia.
Prima di Natale fu il padre di un amico.
L’estate scorsa una lontana zia.
Quando andavo al Liceo fu il giovane fratello di un mio compagno di classe; aveva solo 17 anni.
Qui va da sempre così, e andrà sempre così.
Quel che segue è quasi mito per questi infestati luoghi.
Il mito, si sa, ha la caratteristica che evocarlo significa riferirsi a luoghi tempi modi non meglio definiti, e che non ha alcuna importanza specificare.
Qui invece ci sono fatti, cose, nomi, cognomi, gente che muore.
Ci sono varie ipotesi sul perchè proprio a Lentini si muore di leucemia più che in tutta Europa. Non saprei quale scegliere.
Magari fosse vera solo una di queste.
Purtroppo la realtà supera sempre la fantasia.
1.Gli aerei americani_Il lontano 12 luglio 1984 il quadrigetto C141B “Starlifter” dell’US Air Force si schiantò in territorio lentinese, in contrada Sabbuci-S.Demetrio.
La testimonianza di un concittadino reporter, accorso subito sul posto, restituisce bene l’idea di come fu gestita la cosa da parte dell’esercito americano.
“Gli americani giunsero sul posto qualche minuto dopo lo schianto ed ostacolarono militarmente l’intervento dei mezzi di soccorso locali e fu sottratta l’indagine alle Autorità italiane. Le autorità USA mantennero il massimo riserbo sul carico trasportato dal velivolo, il quale si seppe era diretto a Nairobi, in Kenya. La zona dove precipitò l’aereo americano venne transennata e, per almeno una quarantina di giorni, la SS 194 che collega Catania a Ragusa, fu interdetta al traffico veicolare”.
Il nostro amico reporter fu gentilmente invitato ad allontanarsi da parte dei militari americani. Fortunatamente le foto che egli scattò ora sono al vaglio della Procura della Repubblica di Siracusa.
Per moltissimo tempo si è pensato che quegli aerei trasportassero armi nucleari (in tal caso l’evento sarebbe da ascrivere al processo di smilitarizzazione nucleare che la base di Sigonella iniziava a subire in quegli anni, proprio a causa degli accordi USA-U.R.S.S.). Ma ovviamente il Ministero della Difesa americano preferirebbe farsi mettere una bomba dentro casa piuttosto che rivelare quale fosse realmente il carico dell’aereo in questione.
Poi, qualche anno fa, saltò fuori una verità tanto assurda quanto ovvia, la quale reppresenta la vulgata accolta con maggior favore dagli “esperti” intervenuti nel dibattito.
Ai tempi dell’incidente infatti le leggi italiane consentivano agli aerei cargo l’utilizzo di contrappesi fissi e mobili in uranio impoverito nelle fusoliere (oltre che nelle ali) e tali contrappesi erano esenti da obblighi di denuncia alle autorità competenti».
E ancora:
l’uranio impoverito se non viene incendiato è quasi inerte e abbondantemente al di sotto dei limiti di pericolosità per quanto concerne agenti radioattivi. Adesso le leggi italiane hanno dismesso l’utilizzo di questo materiale, sostituito con il tungsteno
Eccoci qua, dunque. Il giorno dell’incidente presso Lentini, il rogo immediato dell’aereo causò la morte sul colpo di 9 militari che viaggiavano al suo interno.
Dunque rogo ci fu. Anche questo, non si sa come, è stato sempre negato dalle autorità competenti americane.
Ma non finisce qui. Circa un anno dopo, nel giugno del 1985, un altro aereo militare americano precipitò nel territorio di Lentini. Anche in questo caso, stesso copione da parte delle autorità militari USA. Tutto transennato, tutto raccolto, tutto rigorosamente nascosto e negato.
Ora, non c’è alcun bisogno di addurre prove a carico della correlazione tra esposizione ad uranio impoverito e incidenza di leucemie. L’argomento conosce da qualche anno le luci della ribalta giornalistica, anche grazie ad alcuni trasmessi da “Le Iene” sui numerosissimi casi di morti presso le nostre forze armate impegate nelle missioni di pace, particolarmente all’epoca degli inizi missione italiana in Kosovo.
2.Rifiuti tossici illegalmente smaltiti_ Qui si apre una voragine, la voragine della vergogna. Le discariche abusive nel territorio di Lentini non si contano. Alcune sono note, alcune un po’ meno. Sul nostro territorio, grazie a questo buissness, le mafie hanno costriuto imperi, hanno lucrato fregandosene della salute della gente (per dirla educatamente). Tutti lo sanno.
Ma c’è qualcosa che non tutti sanno. La mafia, negli anni 80, non si accontentava di gestire solo le discariche di rifiuti normali, o di scaricarne un po’ ovunque anche in terreni senza concessione.
Nel giugno 1988 in contrada Armicci, guarda un pò, anch’essa nel territorio di Lentini, furono rinvenuti un TIR e due containers stracolmi di rifiuti speciali ospedalieri, semplicemente riversi all’interno dell’ex cava di tufo.
Quando parlo di rifiuti ospedalieri intendo ovviamente ogni sorta di rifiuto organico, come organi, viscere, oltre a flebo usate, siringhe, lastre radiografiche.
Queste sono tutte cose passibili di smaltimento particolare (secondo la legge)e soprattutto mooooolto costoso. Invece se ve ne andate lì, ad Armicci, li potete vedere semplicemente “all’acqua iè o ventu”; chissà perchè però so che nessuno andrà a controllare, nevvero?
Avrebbero voluto avere la vostra stessa lungimiranza anche i maiali che si trovavano nella zona al momento dello scaricamento, i quali “favorirono” senza fare complimenti, e di fatti morirono tutti nel giro di pochi giorni. Ma questo fu ovviamente negato dalle autorità sanitarie che intervennero; strano..eppure le carcasse erano proprio là accanto.
Tra le molte cose che furono negate, insabbiate, ignorate, ci fu la misurazione che fu fatta dagli scopritori del “giacimento aureo” (coadiuvati dal prof. Sciacca dell’Università di Catania)col contatore geiger, che rivelò una concentrazione radioattiva nel luogo centinaia di volte superiore al consentito.
Il girono dopo però, ovviamente, lo stesso contatore geiger dei tecnici mandati dalle autorità non riscontrò alcuna anomalìa nei livelli di radioattività del posto.
Grazie ad una indagine della Procura di Siracusa si è scoperto che tali rifiuti venivano scaricati direttamente per conto delle Asl 67 e 25 della Regione Veneto, e che ciò è stato fatto più di una volta. In contrada Biviere, in contrada Serravalle, in contrada Scalpello, in contrada Nasche di Zanne. Tutte appartengono al territorio di Lentini.
Insomma io non capisco ancora tutti questi pessimisti che dicono che c’è un motivo per cui a Lentini le leucemie sono la prima causa di morte tra i bambini!
Quale sarà mai questo motivo?
3.Sigonella?_Dulcis in fundo la mitica base di Sigonella, manco a dirlo anch’essa in territorio lentinese. Cosa c’entra, secondo voi?
Prima però una citazione dotta. Tale J.W.Gofman, padre del famoso studio “Radiation and human health”,scrivendo un articolo per una rivista scientifica (che non mi sovviene) parlando della radioattività fortissima in una certa zona della Groenlandia (anche qui a causa di un incidente con un aereo militare americano, che in questo caso trasposrtava bombe H), si esprime così:
Anche in Italia c’è poco da stare allegri. Non si sa, per esempio, che effetto avrà sul sistema immunitario dei siciliani di Lentini la radioattività delle scorie nucleari nascoste dagli americani nel sottosuolo.
Scusate, solo io ho letto davvero cosa ha scritto questo qui?!
E perchè mai nessuno si è preso la briga di verificare come mai un serio scienziato si dia pena di fare affermazioni del genere?
Ve lo spiego io perchè. Scavare è sempre una roba da sporcarsi le mani; con l’aggravante che non sai mai quello che riporti alla luce dal voluto dimenticatoio in cui è stato messo.
Ecco cosa si è scoperto.
La base di Sigonella ha scaricato per anni i suoi rifiuti (anche)nella discarica di Salvatore Proto, il quale, dalle indagini della magistratura, è risultato essere prestanome per i clan Santapaola-Ercolano.
E indovinate un po’la base di Sigonella dove scarica i rifiuti speciali del suo immenso ospedale (stiamo parlando di un nosocomio che ha un bacino d’utenza di 8000 persone)?
Nella contrada Armicci. Si, proprio quella dei containers dei rifiuti del Nord.
Proprio quella che appartiene a Lentini.
Non a caso questa zona è ormai denominata bomba ecologica.
Ragazzi, ma come mai la gente muore così spesso di leucemie e tumori a Lentini?
La verità è che noi non lo vogliamo davvero sapere.
Con gli occhi sgranati
29 ott
Intorno a me molti e confusi schiamazzi.
Tutti parlano, pochi mettono sul tavolo soluzioni.
La creatività è stata temporaneamente obnubilata dall’emergenza.
Quest’emergenza io la vedo, con gli occhi sgranati, anzi si può dire che non vedo quasi nient’altro, di questi tempi. La disperazione la vedono anche gli altri, non tutti però, la maggior parte fa solo beatamente finta di non vedere.
E’un potere silenzioso, indefesso e maledetto quello che vuol privarci della possibilità di pensare al nostro futuro nella scuola e nell’Università.
Per quanto mi riguarda poche cose so, ma tra quelle che so ce n’è una per me è così intuitiva che vederla negata provoca in me un conato di fastidio, che trascende assai facilmente in rabbia, e anzi mi fa proprio incazzare.
E’ così, purtroppo, sono incazzata.
Ho sognato un sistema che premia coloro i quali si son rotti il culo sui libri, e da quei libri hanno avuta cambiata la vita, e siccome sono bravi, ma veramente bravi, meritano di poterla cambiare anche a qualcun altro.
Ho sognato giovani che investono con gli occhi chiusi i migliori anni della loro effimera esistenza perchè sono letteralmente “accesi” dalla voglia di fare, di sperimentare, di leggere, di pensare e soprattutto di essere.
Potrebbero fare altro, certo.
Potrebbero andare in fabbrica o costruire muri a secco, vendere gamberi o guidare l’autobus, spacciare anfetamine o chiedere l’elemosina.
Perchè non lo fanno? Lo chiedo a voi: perchè cazzo non lo fanno?
Il loro pane è la curiosità. La molla che li spinge è il bisogno di sapere, tutto, tutto ciò che li circonda, interessarsi ad ogni fatto, ad ogni pensiero, vivere imbevuti nella cultura. Tutta la cultura, perchè non c’è una cultura utile e una inutile, facoltà di cui bisogna promuovere l’esistenza e altre di cui “non si sente il bisogno” – quando uno arriva a fare di questi discorsi, per me ha già smarrito la bussola.
A cosa serve la cultura? E’ di questo che stiamo parlando, no?
Parliamo in termini di mero utile, che è poi la palestra di pensiero in cui ci vogliono spingere ad allenarci, questi sciacalli che ci governano.
In termini di utile la ricerca non serve a nulla, e badate bene, non serve nè la pagina di filosofia teoretica nè quella di fisica pura.
Eppure la ricerca è un diritto sacrosanto di ogni disciplina, di andare avanti, sondare universi possibili di pensiero e di azione, di andare a vedere “questa cosa dove mi porta”…
La cultura oggi, soprattutto oggi, è sacrificio.
Questa la teoria.
Ora la pratica. In Italia l’Università e la ricerca sono state a lungo abbandonate a sè stesse. Professori liberi in tutto e per tutto di fare ciò che vogliono, mai controllati, mai messi in discussione nel loro operato, mai che sentano il bisogno di aggiornarsi, o in molti casi che vengano ad offrire due parole (dette anche male) agli studenti a lezione, è già tanto. I nostri giovani che li seguono come ombre, senza dignità hanno venduto il loro tempo, prostituito i loro interessi, fatto “portaborsato” per anni ed anni, nella promessa di avere un posto che sia uno, di sistemarsi un poco dovunque. Molti strada facendo hanno smarrito quella luce che avevano negli occhi all’inizio, quando ancora la realtà non aveva suonato per loro la campana della disillusione. Lentamente si metamorfosano in qualcos’altro, diventano come quei mostri senza amore nè passione che hanno sempre criticato.
Sembrano una vecchia foto di loro stessi, tutta piegata scolorita.
L’impatto con la realtà è sempre duro.
Alcuni però non hanno perduto l’entusiasmo; si alzano ancora la mattina col pensiero che la realtà fa schifo, ma che abbiamo anche il dovere di essere coerenti con i nostri interessi, di non essere totalmente asserviti, totalmente morti. Continuano a lavorare con passione, in mezzo a mille difficoltà, a far girare il cervello e a farlo girare agli altri. Tutto questo gratis, e con la continua minaccia di un calcio in culo che potrebbe ricacciarli da dove sono venuti, facendo la vita da limbico “nè dentro nè fuori”.
Domani scendo in piazza per TUTTE queste persone. Sono queste persone la ricerca, sono fondamentali.
In un paese democratico l’istruzione è una prestazione che il sistema deve fornire per forza e al meglio ai suoi cittadini.
L’Italia non è un paese democratico.
Il diritto di tutti a non rimanere nell’ignoranza, quello non ce lo devono togliere.
E invece ce lo tolgono. Proprio perchè sanno che potere ha la scuola su una persona, che occasione essa costituisca nella vita di ognuno.
Se avessi dovuto iscrivermi, usando la macchina del tempo, tra 5 anni, all’Università, non ho vergogna di dire che per la mia famiglia la mia istruzione sarebbe stata un lusso troppo costoso, e dunque non necessario. Sarei rimasta con il diploma e nonostante i miei interessi lo Stato non avrebbe potuto fare nulla per me, perchè alla Fondazione Università di Catania le tasse sono proibitive, e la Fondazione è un ente privato che decide da sè come quando e quanti fondi reperire.
Non è questo il futuro che voglio.
Nel presente ci sono tanti problemi, ma ripeto, non è questo il futuro che voglio.
Cominciamo da qui.
